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NEW YORK la città che non dorme mai.

 

Ti trovi a sera a Times Square nel centro, anzi nel gorgo di Manhattan, in un attimo si dileguano tutte le immagini e l’impressioni che abbiamo delle città in cui abitiamo. Ci interroghiamo come è possibile essere passati quasi all’improvviso dalle fioche luci dei nostri centri urbani  a queste miriadi di luci e insegne sfavillanti e multicolori che ci circondano. La luce ci avvolge e sovrasta al punto che anche le persone e le cose  che ci sono attorno sembrano sprigionare luce propria. Una miriade di luci baluginanti che fanno perdere ogni cognizione dello spazio e del tempo, vedi per la prima volta e in pochi attimi, migliaia di  persone che probabilmente non vedrai mai più, ma in quella luce e atmosfera quasi natalizia e festaiola ci sentiamo parte di una famiglia.  Ti sfiori, guardi e sorridi a  gente mai prima incontrata che come te viene da ogni angolo del mondo, che parlano le lingue più singolari e che vestono nelle maniere più stravaganti, e proprio lì, in quel momento,  senti che fai parte di loro, parte della famiglia umana.

La New York notturna è difficile da descrivere, ci vorrebbe un narratore di novelle per raccontare il suo mistero, A  Broadway, le insegne luminose e gigantesche dei teatri, lampeggiano intermittenti, riflettendosi sui larghi marciapiedi e sui volti dei passanti. Gli ampi ingressi dei teatri si aprono ai visitatori proponendo spettacoli di ogni genere e diletto: musicals, jazz, folk,  reggae, rock and roll. Puoi trovare di tutto, basta cercare.

A New York la tecnologia è spinta all’ennesima potenza e il modernismo dell’occidente si intravede senza remore in ogni angolo. Onde immense di luci al neon si accavallano  senza sosta, schermi digitali di dimensioni gigantesche propongono immagini di ogni genere che si dissolvono scomparendo una dietro l’altra. In un paradiso di megapixel, le immagini si compongono e scompongono in un tripudio luccicante e seducente: un’auto rossa fiammante, lascia il posto a una modella con un vestito giallo e poi, a due labbra e un rossetto color porpora.

Cammini e guardi affascinato e un po’ frastornato, circondato dalla folla che ti fascia e quasi sospinge a camminare, street dopo street, con un occhio alla marea gialla dei taxi che sfrecciano silenziosi  portando i clienti ai ristoranti più rinomati, ai vari rock cafè, ai teatri, alle grandi suite di lusso.  Ma nonostante New York susciti grandi e belle emozioni, non è immune dalle contraddizioni che accomunano tutte le grandi metropoli. Anche nell’opulenza della notte newyorkese capita che le sirene delle autoambulanze sovrastino il vociare della folla e rammentino a tutti che qualche sfortunato è in pericolo di vita. E non è raro vedere, ad un angolo di strada, qualche poveretto che dorme avvolto in miseri abiti o cartoni…

Una nota canzone, resa famosa da Frank Sinatra e Liza Minnelli, dice che se uno riesce a sopravvivere  a New York, la città che non dorme mai, è corrazzato per vivere dovunque. Penso che sia vero.

 

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INTERNATIONAL MEN’S DAY 2018:

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INTERNATIONAL MEN’S DAY 2018: SEI CELEBRITÀ MASCHILI CHE CAMBIANO LA CONVERSAZIONE INTORNO ALLA MASCOLINITÀ

Perché gli stereotipi maschili hanno bisogno di essere smantellati

Per celebrare la Giornata internazionale degli uomini , diamo un’occhiata a sei celebrità che stanno creando un nuovo discorso sulla salute mentale , combattendo per l’uguaglianza di genere e aiutando a cambiare ciò che significa essere un uomo.

1. Dwayne ‘The Rock’ Johnson

 

Se la mascolinità convenzionale fosse una competizione, Dwayne Johnson avrebbe vinto.

Con i bicipiti delle dimensioni delle pallacanestro, più denaro contante di quanto avrebbe potuto eliminare, e una filmografia tra cui Pain & Gain , Ballers e Rampage , nessuno ha più una ragione per perpetuare la “mascolinità” classica di The Rock.

Tanto più impressionante, quindi, che l’ex pro-wrestler ha aperto le sue lotte sulla salute mentale nelle interviste e sui social media.

“La chiave è non aver paura di aprirsi”, ha twittato, “specialmente noi ragazzi abbiamo la tendenza a tenerlo dentro. Non sei solo.”

Quando The Rock parla della mascolinità, le persone ascoltano. Bravo Dwayne, puoi dare un altro schiaffo.

2. Robert Webb

Pari Show, la star di Peep Show, Robert Webb, ha scritto un memorabile e onesto libro di memorie How Not To Be A Boy , descrivendo in dettaglio quanto possano essere dannosi gli stereotipi iper maschili per coloro che non sono abbastanza fortunati per soddisfarli.

Il libro è un racconto catartico della sua giovinezza inquieta, nonché un manifesto su come allevare un uomo moderno.

3. Prince Harry


Dopo anni di buffonate da scolaretto che invariabilmente facevano le prime pagine, l’ex ragazzo cattivo di Buckingham Palace visitò un terapeuta poco più che ventenne e divenne prontamente un gioiello nella corona , o
ra dirige la campagna Heads Together, incoraggiando i giovani ad aprirsi sulla salute mentale, e mette i suoi soldi dove parlava pubblicamente del trauma della morte di sua madre, e di come l’imbottigliamento abbia solo peggiorato il dolore. Pensiamo che la straordinaria crescita personale del Principe Harry sia un microcosmo della mascolinità moderna.

4. Terry Crews

‘La mascolinità può essere una setta’, ha detto Terry Crews in un’intervista con GQ all’inizio di quest’anno, e se qualcuno lo sa, lo sa.

Crews ha diviso la sua carriera tra la NFL – uno degli ambienti più testosterone-alimentati da questa parte della sala pesi di Arnold Schwarzenegger – e la corsa al successo di pre-MeToo Hollywood.

Nel suo libro, Manhood – How To Be A Better Man, o Just Live With One, Crews fa un giro nella mentalità misogina del pacchetto che ha visto alla NFL, parla delle sue stesse lotte con la dipendenza dalla pornografia e sostiene di essere stato vittima di un rapporto sessuale assalto.

 

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